NARRAZIONE & POESIA -
Introduzione di Giovanni Maffeo - Poetanarratore .
IN QUESTA MIA INTRODUZIONE .
Vi parlo anche del Dottor Zivago e Lara , lui il grande poeta ,lei l’amante che da esempio di umanità e amore .
Che strana vita.
Una piccola storia ,una come le tante .
Spesso e come sempre al mattino presto o addirittura di notte scrivo poesia e in questi particolari orari mi collego poi per postare su social e miei blog poesia ,è la mia passione ,mi piace ,mi rilassa ,mi fa sentire meglio e lo faccio con piacere .
Le attenzioni a me date sono parecchie specialmente tra i miei lettori che in silenzio mi leggono ,lo capisco nel vedere il numero delle visualizzazioni ove capisco che molti mi leggono e questo da una parte mi da certezza che le mie poesie i miei romanzi piacciono .
E fin qui nulla di male tutto ok ci mancherebbe ,voglio però farvi notare comunicare , insomma farvi capire l'importanza di questa mia passione che è la poesia e per chi a volte ci rimane coinvolto : chi appunto è interessato a i miei scritti e non alla mia persona ed è comprensibile ,l'arte poetica va apprezzata appunto dai contenuti non dal bello o brutto aspetto dell'autore .
Comunque in questo mio percorso trovo di tutto e come per caso ne prendo una a caso ,una delle tante storielle che capitano in questa STRANA VITA.
La tipa mi osservò per parecchio tempo nel leggermi ,nel modo con cui mi ponevo a lei a mostrarmi in video poesia , a leggere i miei testi di poesia . Lei sempre presente a darmi il suo contributo col piacevole sostegno e commento lasciandomi abbracci e sorrisi .
Io spesso la ringraziavo in privato e nacque una bella amicizia e finché durò questa empatica simbiosi lei godeva le belle emozioni ,io ero il suo poeta ,il suo cavaliere errante .
Di me leggeva tutto ,persino un mio inutile sfogo ove la mia debolezza ebbe uno sconforto causato ancora dall'intruglio del piglia , piglia delle miserevoli vergogne che leggo tra le righe e mi pregò con tanta grazia a continuare a scrivere perché erano troppo belle le mie poesie .
Comunque mi scrisse belle cose in privato e mi fece solletico nell'intimo ,io maschio attizzai l'antenna e volli scoprire di più di lei ,mi sentivo protetto ,quasi amato e quel suo assiduo interesse mi fece capire che gli piacevo ,naturalmente finché durò quella magia ,quella platonica simbiosi ,direi empatia ammiccante di piacevole attenzione .
Ma come saprete le belle donne con esse l'uomo è cacciatore e vuole la sua preda o almeno capire che cavolo si vuole ?E non volli fermarmi alle solite e banali frasi ove il mieloso da fastidio e l'inutile sbava pietose frasi ,decisi di scrivergli una lettera bella tosta , diretta ove frantumai e scalfii il piccolo muro amoroso di quel fremito platonico a cui lei era addentrata e la invitai a un incontro .
Dopo tempo acconsenti visto che eravamo vicini di città ,non vedevo l'ora ero emozionato ,l'appuntamento era per le 15 di un giorno feriale dinanzi a un super mercato ,lì la notai subito e da subito mi caddero le braccia , ma oramai ero lì e gli davo le mie attenzioni .Si parlò del più e del meno come due vecchi amici che dopo tempo si incontrano e si raccontano le loro avventure .
Gli donai un mio libro di poesie e con l'intendo di risentirci la salutai ,mi parse strana ,comunque non scattò nessuna scintilla anzi si smorzò subito il fuoco ,in fatti dopo tempo lei me lo disse : mi disse che era meglio sentirci in privato che per lei era fantastico e piacevole specialmente se la corteggiavo con parole dolci . Dopo tempo sparì sul social ,la vidi solo una volta in una sua foto che aveva pubblicato con assieme un tipo alla pari di lei e mi resi conto che quel detto , simili con i simili fosse davvero vera .
TRA ME LA CHIAMAI (LARA )
BORIS PASTERNAK - IL DOTTOR ŽIVAGO.
E' stata la prima volta che ho visto il film prima di leggere il libro, era il lontano 1965 e io appena sedicenne rimasi incantato e trasportato da quella storia d'amore combattuta dal Dottore con la donna sposata e l'amante.
Allora ero piccolo nel 1965 avevo solo 16 anni e l'amore il sesso già dentro me girava .Uscii fiero come se fossi un uomo dal cinema e commosso senza naturalmente a essermene reso conto la politica e il sociale che era poi la base importante del libro.
Nel periodo adolescenziale, quando si vuole scoprire e sapere di più di tutte le cose, avevo ancora in mente quel film e mi avvicinai a leggere quel libro, anche sinceramente ritornato in auge durante i movimenti studenteschi del 68- 70.
In quel periodo c' erano vulcani che eruttavano , fieri di avere amori liberi ,di fare ciò che si voleva ,come accendere micce per poi spegnerle nei cannoni .L'interesse amoroso dunque era d'obbligo e esisteva il corteggio il vero romanticismo ove le vene del cuore si dilatavano per fare spazio all'amore .
Certo riuscii subito a capire l'importanza e la valenza che avevano quelle pagine, una scrittura forte e decisa ma al tempo stesso determinante anche con poche parole, un misto di rabbia, rancore con la dolcezza e tanto amore, amore non solo fisico e come sentimento verso una donna, amore per la patria e al tempo stesso dolore per vederla così maltrattata da un sistema prima zarista e poi imperialista adducendo così una forte critica all'allora regime comunista russo.
Quell'amore profondo di sesso sfrenato conduceva non solo al desiderio , ma al connubio profondo dell'intesa tra Yuri e Lara , insomma gli innamorati eterni per antonomasia .Pasternark dunque sa cogliere e raccontare e scriverne poi romanzo ,in lui sente le stesse e medesime emozioni ,anzi le crea lui stesso completando la storia .
E' altresì chiaro che il libro venne censurato e lo scrittore reputato un reazionario. Feltrinelli ebbe la fortuna e l'acume di poter ritrovarsi quel libro tra le mani e capirne subito che era un “ Grande “ libro sotto tutti gli aspetti e la pubblicazione nel lontano 1957 valse subito a conferire a quello scrittore un premio Nobel per la letteratura che purtroppo Pasternak non poté ritirare e anzi dovette indirizzare una domanda di grazia all'allora presidente Chruscev perché era accusato di tradimento, espulso dall'Unione degli Scrittorie e minacciato di essere privato della nazionalità e espulso dall'allora URSS.
Ma al di la di questo retroscena politico sociale, rimane un libro affascinante, un romanzo che ha tutte le carte in regola per poter rimanere impresso e ogni personaggio, sia il Dottor Zivago, sia Lara l'amante sia Tonia la moglie e il resto , danno una pienezza interiore che non finirai mai di dimenticare.
La lotta interiore e esteriore di questo Dottore è la lotta di tutti i giorni che ogni essere umano si trova a dover combattere, è il tormento del male sul bene e viceversa che in fondo è il fulcro di questo romanzo. A darne una particolare rilevanza è poi l'ultima parte del libro in cui sono raccolte tutte le poesie che il Dottor Zivago figura di scrivere nel romanzo stesso. Poesie naturalmente di Pasternak che da sole ne fanno uno scrittore al di la di ogni pensare.
Si , un ritornello che gira in noi , con esso la giostra dell'amore ove tutti indistintamente ci passiamo ,alcuni ne escono felici , altri feriti e piene di dolori , altri spensierati , quasi increduli o quanto meno indifferenti . Ma come si fa ad esserlo a una storia così vera e palpabile .Oggi penso che vorrei ritornare a quel lontano 1965 per ricordarmi di quel libro soltanto come lo avevo vissuto vedendo il film la storia d'amore.
MORALE : CARE E BELLE ANIME in ogni cosa bisogna fare esperienza , altrimenti non ci si rende conto e dunque la mia l'ho fatta ,l'ho fatta per parecchio tempo perché il desiderio di me di voi di come tanti si vuole amare ,provare emozioni è parte integrante e naturale della vita .
Da ciò il gratuito non lo permetto più a nessuno , come non permetto giochi adolescenziali .A un certo punto di questa strana vita si capiscono molte cose . Le buone ,le inutili, io sono per le BUONE .
COME Živàgo & Lara .
Jurij Andrèevič Živàgo.
Jurij Andrèevič Živàgo: il dottor Zivago, figlio di un ricco industriale siberiano, suicidatosi quando lui era ancora bambino; marito di Antonina Aleksandrovna (Tonia), dalla quale ha avuto due figli, Sacha e Macha.
Larissa Fëdorovna Antipova: Lara, sposata a Pavel Pavlovič Antipov, i due hanno una figlia: Katija. Dalla relazione con Zivago nascerà un'altra figlia di nome Tonja.
Pavel Pavlovič Antipov: Pacha o Pachka, prima professore, poi generale dell'armata rivoluzionaria della Siberia con lo pseudonimo di Strel'nikov.
Viktor Ippolitovič Komarovskij: avvocato, poi uomo politico durante la Rivoluzione. Amante di Lara, quando lei era molto giovane.
Il protagonista, Jurij Andrèevič Živàgo, è un medico con la passione della scrittura. Allo scoppio della prima guerra mondiale viene chiamato a prestare servizio in un'unità medica inviata al fronte. Quando però lo scoppio della rivoluzione provoca il dissolvimento dell'esercito russo, rientra a Mosca.
Gli basta poco per rendersi conto delle difficili condizioni di vita venutesi a creare in città; decide quindi di rifugiarsi, con la moglie Tonia, il figlio Sasha e il suocero, a Varykino, un paesino sperduto sui monti Urali. Qui rincontra Lara, una crocerossina che aveva lavorato nel suo reparto al fronte: tra i due nasce un amore, che Zivago vive con grandi dubbi e grande senso di frustrazione, rendendosi conto di voler ancora bene alla moglie, che nel frattempo è nuovamente rimasta incinta.
A interrompere la relazione ci pensano i partigiani rossi (il cosiddetto Esercito dei boschi in lotta contro le forze bianche del generale Kolčak), che lo arruolano a forza, avendo bisogno di personale medico, e lo obbligano a seguirli nei loro continui spostamenti. Dopo un paio d'anni, quando la guerra sembra ormai vinta per i rossi, Živago (che nel frattempo aveva incontrato il comandante "rosso" Strel'nikov, riconoscendo in lui Pavel Antipov, un professore universitario, marito di Lara, creduto morto nel conflitto mondiale e invece votatosi alla causa rivoluzionaria, per la quale aveva cambiato nome e abbandonato, non senza dolore, la famiglia), riesce a fuggire.
Tornato al paese ritrova Lara e viene a sapere che moglie e figlio sono tornati a Mosca e in seguito si sono trasferiti a Parigi. Prova con Lara a ritagliarsi un po' di normalità nei disagi dell'epoca: è questo il periodo più felice della vita di Živago, in cui anche la sua vena letteraria può esprimersi al meglio. I giorni felici durano poco, però, dopo un paio di mesi, raggiunti da Komarovskij, un losco avvocato che negli anni passati aveva abusato di Lara, costringendola a diventare la sua amante, e ora è riuscito a occupare un posto di rilievo nel nuovo regime, vengono avvertiti del grave pericolo d'arresto che i due stanno correndo: Živago come disertore e Lara come moglie di Strel'nikov, che nel frattempo è stato accusato di tradimento. Komarovskij li convince a separarsi, portando con sé Lara (che è incinta, ma non lo riferisce al dottore) e la figlia in Oriente.
Il dottore torna a Mosca nel 1922, vivendo quasi come un mendicante, nonostante il suo nome stia diventando famoso negli ambienti letterari, anche se le sue opere hanno perlopiù una diffusione semiclandestina. L'unico suo obiettivo è di cercare di raggiungere la famiglia a Parigi, ma le difficoltà si dimostrano insormontabili. Incontra Marina, figlia del portiere del palazzo dove ha trovato uno squallido alloggio, che s'innamora di lui e con la quale avrà due figlie, ritrova anche gli amici Gordon e Dudorov, ricominciando una vita quasi normale ancorché piuttosto dura.
Dopo alcuni anni, in modo del tutto casuale, Živago reincontra il suo fratellastro, Evgraf (da sempre fervente bolscevico, aveva fatto carriera nell'Armata Rossa, arrivando fino al grado di generale) che, resosi conto della difficile situazione del fratello, lo aiuta economicamente e si attiva per fargli occupare un posto degno in un grande ospedale, posto che però non potrà mai occupare, perché Živago, dopo pochi mesi, viene stroncato da un infarto. Ai funerali, tra la folla convenuta, segno che la fama di Živago era ben superiore a quanto anch'egli credesse, partecipa anche, sconvolta dal dolore, Lara arrivata da poco a Mosca e che abitava, senza saperlo, nelle vicinanze del dottore di cui continuava a essere innamorata.
Lara ed Evgraf, nei giorni successivi decidono di raccogliere e far pubblicare, in maniera sistematica, gli scritti di Živago, ma la donna non potrà portare a termine l'opera: "Un giorno Larisa Fëdorovna uscì di casa e non tornò più. Evidentemente fu arrestata per strada. E morì o scomparve chissà dove, numero senza nome di qualche irrintracciabile elenco, in uno degli innumerevoli campi di concentramento comuni, o femminili, del Nord". L'epilogo del libro si ha nell'estate del 1943, durante la seconda guerra mondiale, quando Dudorov e Gordon, diventati ufficiali dell'esercito, durante un trasferimento incontrano la lavandaia Tania che racconta loro la sua triste storia, dalla quale i due capiscono trattarsi della figlia nata dalla relazione di Živago con Lara.
BORIS PASTERNAK SCRITTORE . POETA - RUSSO - NE SCRIVE ROMANZO POI
Il dottor Živago (in russo: До́ктор Жива́го?) è un romanzo di Boris Leonidovič Pasternak.
Il libro, che venne pubblicato in anteprima mondiale in Italia il 15 novembre 1957 dalla Feltrinelli, battendo la concorrenza di editori americani e francesi, e il cui successo fu planetario (solo in un anno avrà 31 edizioni) narra la vita avventurosa di un medico e poeta, Jùrij Andrèevič Živàgo, diviso dall'amore per due donne - sposato con la cugina Tonia e travolto dalla passione per la crocerossina Lara Antipov - sullo sfondo della terribile guerra civile combattuta tra Russi Bianchi e Armata Rossa a seguito della Rivoluzione d'ottobre. Si susseguono incontri, aspre separazioni e rincongiungimenti; infine, Živago muore, povero e solo, di crisi cardiaca a Mosca.
Nella landa TRA GLI URALI a Varikino nella casa di suo suocero
ŽivagoViene interrotto dall’ululato dei lupi nella radura. La poesia, intitolata Il Vento, probabilmente composta quella notte, viene riportata da Pasternak alla fine del romanzo:
Vento .
Io sono già morto e tu vivi ancora.
E il vento, con gemiti e pianto,
fa oscillare il bosco e la dacia.
E non per proprio conto ogni pino,
ma tutti insieme gli alberi
nella loro distesa sconfinata,
come armature di velieri
sulla superficie d’una baia.
E non per tracotanza
o per vano furore,
ma per trovare nell’angoscia le parole
d’un canto di culla per te.
Selvaggia tenerezza.
È l’apice di una reciproca
compatibilità di intenti
che non ammette gradazioni
e in cui nessuno sta sopra o sotto,
è un’equivalenza di intenzioni
dell’essere pieno nella sua interezza:
con tutto intorno a sé genera gioia,
in tutto si fa anima e dolcezza.
Ma, in questa selvaggia tenerezza,
che se ne sta sempre in agguato,
c’è qualcosa di ribelle e di vietato.
È una forza distruttiva che è arbitraria
e contraria alla pace della casa.
Per questo occorre andarci cauti,
averne sempre un po’ paura
e, aderendo, sempre diffidarne.
Il dono dell’amore .
Mi hai detto che devo io
tenerti sempre sottomessa
e ricordarti ogni momento
che sei tu la schiava
che mi ama ciecamente.
Che mi ama e non ragiona.
Il dono dell’amore, è vero,
è come ogni altro dono:
non chiede spiegazione,
per quanto grande sia
non si rivela mai senza sorpresa
nell’illuminazione.
Rivelazione .
Anche più di questa affinità
che unisce le nostre anime tra loro
ci lega, intanto, l’abisso
che ci tiene uniti insieme
separati dal resto del mondo.
Amano tutti senza rendersene conto,
di quanto è straordinario
questo loro sentimento.
Per noi invece ognuno degli istanti,
in cui ci viene addosso come un alito
d’eternità il fremito della passione,
è un momento di rivelazione,
di un approfondimento
di noi stessi e della vita.
Jurij Andrèevič Živàgo .
Come Zivago . Questo mio racconto nasce nel vedere il film , ove il romanzo di Pasternak da e narra tutta la sua storia .
Fu David Lean (Croydon, 25 marzo 1908 Limehouse, 16 aprile 1991) è stato un regista, sceneggiatore, attore, montatore e produttore cinematografico britannico.
All'inizio degli anni sessanta si dedica ai kolossal, vincendo il suo secondo premio Oscar per Lawrence d'Arabia (1962), in cui dirige il magistrale Peter O'Toole, e ritrovando il suo interprete prediletto Alec Guinness in Il dottor Živago (1965), accanto a Omar Sharif, Julie Christie e Rod Steiger.
Dopo La figlia di Ryan (1970), con Robert Mitchum, Lean si dedica principalmente al teatro e ritorna alla regia cinematografica solo quattordici anni dopo con Passaggio in India (1984), tratto dall'omonimo romanzo di E. M. Forster, ancora con Alec Guinness. Muore per un tumore all'età di 83 anni, a Londra.
Dunque ,questo film l'avrò visto moltissime volte e ogni volta mi ritrovavo in esso .forse perché come Zivago ho avuto le stesse attitudini , meno quella di essere un dottore . questo film mi coinvolge al punto di scrivere altre poesie , e se lui le dedicava a Lara io le dedico all'amore , a ciò che il bello fa la gioia di una donna , di un uomo di un amante .Infatti la storia narra che lui fu amante di Lara , che nel tempo trascorso ad aiutare e guarire i malati dalla guerra civile ne trassero amore ancor prima di andare a letto assieme .
Dunque come scrissi nel mio romanzo ( DIMMI QUALE INFERNO VUOI ) Mi ritrovo nelle stesse situazioni e significati : l'amore nasce non solo per bisogno sessuale , ma anche in situazioni in cui la bellezza si mostra con sguardi diversi , ove tutto diventa possibile nonostante gli immensi impedimenti e difficoltà .
I due Amanti vivono assieme un tempo breve ,che fu per loro eternità ,un tempo ove trovarono in essi tutto : amore , dolore , piacere , sacrificio , patimento , gloria … trovarono l'immenso , cosa che molti i tanti non trovano in una vita ,anche se ricconi o belli ,difficilmente vivere una storia così passionale e vera .
E' difficile anche interpretare ,ma essere coinvolti ,si, per varie significazioni ove le figure , la trama , il contenuto, le stesse immagini parlano da se , c'è l'emozione che recepisce e agisce , giace e reagisce ,compone e scrive altre musiche ,altre liriche ,altri gli autori che si immedesimano nelle scene ... tutto si unisce in un solo corpo ,l'unico ritmo o ve si partecipa alla grande emozione .
Dunque è un pò come scrivere o narrare un canto , un racconto , si vuole partecipi i lettori ,il pubblico che plaude .Questo quando la forte emozione arriva ,causata dal buon risultato dell'autore ove col suo ingegno ha saputo coinvolgere le tantissime persone ,ha saputo entrare nell'intimo cuore e farli partecipi .
In Zivago , troviamo ampiamente questo coinvolgimento ,perché c'è dentro la vita di molti anche se le epoche cambiano ,tutti siamo un po' Zivago . Dunque quello che voglio anche dire è che impersonare un personaggio e poi cavarne successo è il massimo della bravura ,così per quelli che sanno fare con maestria i vari riferimenti artistici ,come il declamare il canto di un altro autore ,magari viene meglio dettato , meglio declamato ,perché questo lo sente nell'anima e tanto amore .
Tutti dunque siamo portatori sani , bisogna insistere per ciò che piace e portare a termine i buoni risultati e proporsi oltre si per i sempre buoni propositi ,questo fa si che nasce sempre qualcosa dall'arte per cui si pratica .Le sfiducie sono sempre dietro l'angolo , a volte si vuole abbandonare tutto ,non si è motivati , o quanto meno incoraggiati .Figuriamoci col l'arte della poesia ! Qui si cammina su braci ardenti e a piedi nudi ove il coraggio è passione , l'amore è una strada da percorrere nel profano .Dunque riprendere sempre il cammino col massimo piacere .
La vanità del mio canto .
Mi confermo eroe nei vostri cuori
come figura della divina tenerezza ,
calco il dramma degli alati anni
nella vanità il mio canto si affolla .
E sulla vasta landa tu vai oltre
tra gli elisi campi , ti veste , la bianca onda ,
d'Arda il cuore , la fede infranta
su i mari immoti ti fa sentire sacra lode .
Sono i tuoi occhi azzurri
ad accendere albe al mio profondo ,
nei fari spenti ,il periglio dei miei giorni
serra luce lugubre su l'ombra e pianto .
E si esalta il mio canto libero !
Inerbisce la mia anima di luci e baci ,
vuole il piacere del fiore spento
di tanta vanità il sonno senza sogni.
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
IL SORRISO INNOCENTE .
Questa mia poesia è dedicato a tutti i ragazzi e ragazze figli di una
SOLA ITALIA -
Il sorriso innocente.
Era un sorriso di buone maniere
di gentilezza pura e di tanta cortesia ,
dosava il bilanciere con la sua semplice misura
per dare e ricevere la sua gioia .
Era solo un bambino !
Veniva da lontano arrivava dal paese del sole ;
della sua terra del mare e le zagare in fiore .
Egli fu deriso per la sua enfasi precoce ,
di malizie e sotterfugi ne ignorava il significato .
Gli hanno tolto il sorriso disse qualcuno ?
E la sua fanciullezza l‘ha dimenticata...
nei suoi ricordi gli appare la madonna ;
quella che prega prima di dormire ,
la stessa che lui pregava
quando la furia del tempo lo tradiva.
Egoisti i saturi idiomi i falsi buonisti
di un mondo introverso
che ancora oggi indossano la vergognosa maschera
narcisisti per molti versi tra i convinti piangono la fede ;
forse non han capito lo stupore dei re magi .
Ad oggi esprime i suoi pensieri in poesia !
Sorride ancora con limitazione,
sorride leggendo gli aborriti canti ;
con la faccia da bambino abbraccia il suo tramonto .
Si ero io sono io !Sorridevo e il mio sorriso - meravigliava - era un modo d'essere gentile ,un modo per calcare la nuova terra ,ove il destino mi aveva casato ,non conoscevo il luogo né sapevo che fosse ancora Italia ,per me era favola , era la scoperta dell'America, era sorriso che gratuitamente fioriva da un volto ingenuo .
AGGIUNGO UN PICCOLO RACCONTINO OVE SI FA SINTESI DELLA STESSA NARRAZIONE .
Che strana vita.
Una piccola storia ,una come le tante .
Spesso e come sempre al mattino presto o addirittura di notte scrivo poesia e in questi particolari orari mi collego poi per postare su social e miei blog poesia ,è la mia passione ,mi piace ,mi rilassa ,mi fa sentire meglio e lo faccio con piacere .Le attenzioni sono parecchie specialmente tra i miei lettori che in silenzio mi leggono ,lo capisco nel vedere il numero delle visualizzazioni ove capisco che molti mi leggono e questo da una parte mi da certezza che le mie poesie i miei romanzi piacciono .
E fin qui nulla di male tutto ok ci mancherebbe ,voglio però farvi notare comunicare , insomma farvi capire l'importanza di questa mia passione che è la poesia e per chi a volte ci rimane coinvolto : chi appunto è interessato a i miei scritti e non alla mia persona ed è comprensibile ,l'arte poetica va apprezzata appunto dai contenuti non dal bello o brutto aspetto dell'autore .
Comunque in questo mio percorso trovo di tutto e come per caso ne prendo una a caso ,una delle tante storielle che capitano in questa STRANA VITA.
La tipa mi osservò per parecchio tempo nel leggermi ,nel modo con cui mi ponevo a mostrarmi in video poesia , a leggere i miei testi di poesia,. Lei sempre presente a darmi il suo contributo col piacevole sostegno e commento lasciandomi abbracci e sorrisi .
Io spesso la ringraziavo in privato e nacque una bella amicizia e finché durò questa empatica simbiosi lei godeva le belle emozioni ,io ero il suo poeta ,il suo cavaliere errante .
Di me leggeva tutto ,persino un mio inutile sfogo ove la mia debolezza ebbe uno sconforto causato ancora dall'intruglio del piglia , piglia delle miserevoli vergogne che leggo tra le righe e mi pregò con tanta grazia a continuare a scrivere perché erano troppo belle le mie poesie .
Comunque mi scrisse belle cose in privato e mi fece solletico nell'intimo ,io maschio attizzai l'antenna e volli scoprire di più di lei ,mi sentivo protetto ,quasi amato e quel suo assiduo interesse mi fece capire che gli piacevo ,naturalmente finché durò quella magia ,quella platonica simbiosi ,direi empatia ammiccante di piacevole attenzione .
Ma come saprete belle donne ,l'uomo è cacciatore e vuole la sua preda o almeno capire che cavolo si vuole ?E non volli fermarmi alle solite e banali frasi ove il mieloso da fastidio e l'inutile sbava pietose frasi ,decisi di scrivergli una lettera bella tosta , diretta ove frantumai e scalfii il piccolo muro amoroso di quel fremito platonico a cui lei era addentrata e la invitai a un incontro .
Dopo tempo acconsenti visto che eravamo vicini di città ,non vedevo l'ora ero emozionato ,l'appuntamento era per le 15 di un giorno feriale dinanzi a un super mercato ,lì la notai subito e da subito mi caddero le braccia , ma oramai ero lì e gli davo le mie attenzioni .Si parlò del più e del meno come due vecchi amici che dopo tempo si incontrano e si raccontano le loro avventure .
Gli donai un mio libro di poesie e con l'intendo di risentirci la salutai ,mi parse strana ,comunque non scattò nessuna scintilla anzi si smorzò subito il fuoco ,in fatti dopo tempo lei me lo disse : mi disse che era meglio sentirci in privato che per lei era fantastico e piacevole specialmente se la corteggiavo con parole dolci .
Dopo la seconda guerra mondiale Pasternak mise mano al suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago (Доктор Живаго). Il romanzo venne rifiutato dall'Unione degli Scrittori, che ai tempi del regime bolscevico non poteva permettere la pubblicazione di un libro che, fortemente autobiografico, raccontava i lati più oscuri della Rivoluzione d'ottobre. La stesura dell'opera, che fu bandita dal governo, fu causa per l'autore di persecuzioni intellettuali da parte dei servizi segreti, che lo costrinsero negli ultimi anni della sua vita alla povertà e all'isolamento.
Ad ogni modo il manoscritto riuscì a superare i confini sovietici e il libro, nel 1957, venne pubblicato per la prima volta in Italia, tra molte difficoltà, dalla Giangiacomo Feltrinelli Editore in una edizione diventata poi storica, di cui subito parlò il critico letterario Francesco Bruno. Il libro si diffonderà in occidente e nel giro di pochissimo tempo, tradotto in più lingue, diventerà il simbolo della testimonianza della realtà sovietica.
Nel 1958 Il dottor Živago frutterà a Pasternak l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura. Proprio l'assegnazione del premio scatenò una vicenda singolare che vide il coinvolgimento dei servizi segreti occidentali. Infatti il regolamento dell'Accademia Svedese, ente designato a scegliere il vincitore del Nobel per la letteratura, prevede che per ottenere il riconoscimento, l'opera in questione debba essere stata pubblicata nella lingua materna dell'autore, requisito di cui Il dottor Živago difettava.
Pertanto, a pochi giorni dal momento in cui l'assegnazione avrebbe dovuto essere resa nota, un gruppo di agenti della CIA e dell'intelligence britannica riuscì ad intercettare la presenza di un manoscritto in lingua russa a bordo di un aereo in volo verso Malta. Obbligarono così l'aereo a deviare, per entrare in possesso del manoscritto che, fotografato pagina per pagina, fu precipitosamente pubblicato su carta con intestazione russa e con le tecniche tipografiche tipiche delle edizioni russe, al fine di conformarsi alle regole per il conferimento del premio Nobel.
Dapprima Pasternak inviò un telegramma a Stoccolma esprimendo la sua gratitudine attraverso parole di sorpresa e incredulità. Alcuni giorni più tardi, in seguito ad avvertimenti da parte del KGB circa la sua definitiva espulsione dalla Russia e la confisca delle sue proprietà, lo scrittore con rammarico comunica all'organizzazione del premio la sua rinuncia per motivi di ostilità del suo Paese. Pasternak fu così costretto a rinunciare al denaro del premio e al riconoscimento che avrebbe trovato all'estero per non vedersi negata la pos
All'inizio dell'opera vengono presentati i protagonisti partendo dalla loro infanzia. In seguito tutti i personaggi troveranno posto nella trama con coincidenze dovute sia alle vicende dell'infanzia e dell'adolescenza ma anche a seguito di eventi fortuiti.
Il romanzo si apre col funerale della madre di Živago, a seguito del quale viene affidato ad uno zio. Non potendo prendersi cura del bambino lo porta da altri suoi zii, i Gromeko, una famiglia colta che accoglie Jurij e gli permette di studiare. Qui vive con la cugina Tonja, sua futura moglie.
Lara appartiene ad una famiglia di origine francese, i Guichard (Gišar), il padre è morto di recente e si stabilisce con la madre a Mosca. Qui acquistano una sartoria che sarà il loro sostentamento pur con problemi economici. Conosce ancora bambina Pavel Antipov, suo futuro marito.
Jurij studia medicina ma coltiva la sua passione per la letteratura. Poco dopo la laurea si ammala la zia con cui viveva, questi sul letto di morte consiglia a Jurij e Tonja di sposarsi.
Allo scoppio della prima guerra mondiale viene chiamato a prestare servizio in un'unità medica inviata al fronte. Durante un ricovero in ospedale insieme a Galiullin incontra per la prima volta Lara che è infermiera. Quando però lo scoppio della rivoluzione provoca il dissolvimento dell'esercito russo, rientra a Mosca.
Gli basta poco per rendersi conto delle difficili condizioni di vita venutesi a creare in città; decide quindi di rifugiarsi, con la moglie Tonja, il figlio Saša e il suocero, a Varykino, un paesino sperduto sui monti Urali. Le prime difficoltà del viaggio sono il reperimento dei documenti necessari allo spostamento e la carenza di treni. Durante il viaggio incontrano molte persone, ma una è particolarmente importante, Samdevjatov, che molto li aiuterà in futuro, soprattutto per i rifornimenti di cibo.
A Varykino si stabiliscono in una casetta nella proprietà di Mikulicyn. Il villaggio è vicino a Jurjatin, la città dove vive Lara; Jurij inizia a frequentare la biblioteca di Jurjatin e rivede Lara. Riesce a procurarsi il suo indirizzo e si reca a casa sua, lei lo accoglie amichevolmente nella casa, piena di topi, che abita con la figlioletta. I due iniziano a frequentarsi, sono innamorati. Živago vive la situazione con grandi dubbi e grande senso di frustrazione, rendendosi conto di voler ancora bene alla moglie, che nel frattempo è nuovamente rimasta incinta.
A interrompere la relazione ci pensano i partigiani rossi (il cosiddetto esercito dei boschi in lotta contro le forze bianche del generale Kolčak), che lo arruolano a forza, avendo bisogno di personale medico, e lo obbligano a seguirli nei loro continui spostamenti. Dopo un paio d'anni, quando la guerra sembra ormai vinta per i rossi, Živago (che nel frattempo aveva incontrato il comandante "rosso" Strel'nikov, riconoscendo in lui Pavel Antipov, un professore universitario, marito di Lara, creduto morto nel conflitto mondiale e invece votatosi alla causa rivoluzionaria, per la quale aveva cambiato nome e abbandonato, non senza dolore, la famiglia), riesce a fuggire.
Tornato a Jurjatin ritrova Lara e viene a sapere che moglie e figlio sono tornati a Mosca e in seguito sono stati espulsi dall'Unione Sovietica e quindi si sono trasferiti a Parigi. Prova con Lara a ritagliarsi un po' di normalità nei disagi dell'epoca: è questo il periodo più felice della vita di Živago, in cui anche la sua vena letteraria può esprimersi al meglio.
I giorni felici durano poco, però, dopo un paio di mesi, raggiunti da Komarovskij, un losco avvocato che negli anni passati aveva abusato di Lara, costringendola a diventare la sua amante, e ora è riuscito a occupare un posto di rilievo nel nuovo regime bianco. Vengono avvertiti del grave pericolo d'arresto che i due stanno correndo: Živago come disertore e Lara come moglie di Strel'nikov, che nel frattempo è stato accusato di tradimento.
I due tentando di sfuggire alla loro sorte si spostano a Varykino nella casa occupata in precedenza da Jurij con la sua famiglia. I Mikulicyn sono spariti. Dopo pochi giorni vengono raggiunti di nuovo da Komarovskij che convince Jurij a separarsi da Lara per portarla in oriente. Facendo finta di partire anche lui fa montare Lara in slitta e li lascia allontanare.
Jurij rimane solo e dopo qualche giorno viene raggiunto da Strel'nikov in cerca di moglie e figlia. Non trovandole si trattiene a parlare tutta la notte con Jurij. La mattina dopo Jurij lo trova davanti a casa morto, si era sparato alla testa.
Il dottore torna a Mosca nel 1922, vivendo quasi come un mendicante, nonostante il suo nome stia diventando famoso negli ambienti letterari, anche se le sue opere hanno perlopiù una diffusione semiclandestina. L'unico suo obiettivo è di cercare di raggiungere la famiglia a Parigi, ma le difficoltà si dimostrano insormontabili. Incontra Marina, figlia del portiere del palazzo dove ha trovato uno squallido alloggio, che s'innamora di lui e con la quale avrà due figlie, ritrova anche gli amici Gordon e Dudorov, ricominciando una vita quasi normale ancorché piuttosto dura.
Dopo alcuni anni, in modo del tutto casuale, Živago reincontra il suo fratellastro, Evgraf (da sempre fervente bolscevico, aveva fatto carriera nell'Armata Rossa, arrivando fino al grado di generale) che, resosi conto della difficile situazione del fratello, lo aiuta economicamente e si attiva per fargli occupare un posto degno in un grande ospedale, posto che però non potrà mai occupare, perché Živago, dopo pochi mesi, viene stroncato da un infarto. Ai funerali, tra la folla convenuta, segno che la fama di Živago era ben superiore a quanto anch'egli credesse, partecipa anche, sconvolta dal dolore, Lara arrivata da poco a Mosca e che abitava, senza saperlo, nelle vicinanze del dottore di cui continuava a essere innamorata.
Lara ed Evgraf, nei giorni successivi decidono di raccogliere e far pubblicare, in maniera sistematica, gli scritti di Živago, ma la donna non potrà portare a termine l'opera: "Un giorno Larisa Fëdorovna uscì di casa e non tornò più. Evidentemente fu arrestata per strada. E morì o scomparve chissà dove, numero senza nome di qualche irrintracciabile elenco, in uno degli innumerevoli campi di concentramento comuni, o femminili, del nord".
L'epilogo del libro si ha nell'estate del 1943, durante la seconda guerra mondiale, quando Dudorov e Gordon, diventati ufficiali dell'esercito, durante un trasferimento incontrano la lavandaia Tanja che racconta loro la sua triste storia, dalla quale i due capiscono trattarsi della figlia nata dalla relazione di Živago con Lara.
LA MIA MORALE :
SIAMO TUTTI UN PO' COME ZIVAGO E LARA - INSAZIABILI D'AMORE - INNAMORATI PERSI- DI SFRENATE PASSIONI , SI COMPLICA LA VITA A CHE CI E' ACCANTO - MA LA NATURA DELL'UOMO, DELLA DONNA QUASI SEMPRE E' QUESTA , E' BIZZARRA A TRATTI INCOSCIENTE OVE I MISTERI SI INFITTISCONO DI STORIE NASCOSTE CHE SOLO COL TEMPO FORSE VENGONO FUORI LE VERITA' RELAZIONALI E AMOROSE .
Dopo tempo sparì sul social ,la vidi solo una volta in una sua foto che aveva pubblicato con assieme un tipo alla pari di lei e mi resi conto che quel detto , simili con i simili fosse davvero vera .
MORALE : CARE E BELLE ANIME in ogni cosa bisogna fare esperienza , altrimenti non ci si rende conto e dunque la mia l'ho fatta ,l'ho fatta per parecchio tempo perché il desiderio di me di voi di come tanti si vuole amare ,provare emozioni è parte integrante e naturale della vita . Da ciò il gratuito non lo permetto più a nessuno , come non permetto giochi adolescenziali .A un certo punto di questa strana vita si capiscono molte cose . Le buone ,le inutili io sono per le BUONE .
UNA MIA POESIA .
Non mi lasciare .
Non farlo ! Potrei perdermi nei destini
tienimi stretto nel tuo immenso ,
sul tuo corpo ove spiaggia il sole
ove mi sciolgo e lecco le tue ferite .
Non lasciarmi ho freddo …
resta al mio fianco fatti neve
e scivola sulla mia erba tra le mie braccia ,
nella cavità del mio cuore .
Vieni , tu sangue che inonda l'anima mia
tra i flutti dei pensieri e olezzi di mare ...
sulle tue labbra i miei sospiri ,
il fragore intenso degli appetiti .
Non mi lasciare ho fame d'amore
tu sei la sorgente ,la mia acqua chiara ...
il silenzio tra la pioggia ,
tra i monti l'eco delle nuvole .
Non farlo ! Ferma il mio remoto ...
il terrore che l'astro mi acceca
ove l'Ade mi storna, mi perseguita
nel sonno il canto mio si arriccia nel profondo .
Io profeta dell'inferno il lido d'una cala
periglio infestato d'amore ,
il denso gemito che m'hai lasciato
nel non volerti , mai più ,voltarti indietro .
Non mi lasciare femmina ….
ho bisogno di fremiti i tuoi attimi per vivere .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Si capitò che nel percorso poetico mi guardai nell'anima ove trovai tesori che non sapevo di avere ,li tirai fuori con tutta la mia energia : erano sogni che con forza realizzavo , con coraggio affrontavo a spintoni tra l'ignoranza riemergevo .Parassiti viscidi ignoti si trastullavano nel canto per inviare un messaggio all'indecenza ,alla povera illusa che del canto non sapeva niente , il nulla del nulla .
Se appunto una volta , ai tempi di Zivago bisognava tacere perfino con le liriche oggi abbiamo questi falsi poeti che non sanno quello che scrivono , o meglio coperti dalla poesia frustrano l'intento di quel volgare che vogliono dire , della frustrazione di alcune donne passate per poetesse che su social facilmente si mascherano chiedendo in forme ambigue di seguirle e fargli plauso .
Mi chiedo questo è puro delirio o quanto meno abuso di sesso femminile mettendo a disagio i veri contemporanei e quelli che timidamente rinunciano alle stravaganze di queste povere patite .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
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